La rinascita sportiva

Sul piano tecnico si puntava in alto: il direttivo del Club, con l'aiuto della Federazione di Scherma, ingaggiava uno dei più famosi maestri, l'ungherese Bela Balogh, che assumeva la direzione del circolo affiancato dal suo fortissimo allievo Mikla e consigliato dal vecchio, ma sempre lucido e valido, Colombetti. L'altissimo livello didattico e il carattere internazionale erano confermati dall'apporto delle migliori lame d'Europa, fior di maestri che forgiavano i nuovi campioni: oltre a Balogh, il maestro per antonomasia che insegnava con uguale bravura il fioretto, la spada e la sciabola, era ungherese anche il maestro Janos Kevey, chiamato a Torino, insieme a Dario Mangiarotti, dal presidente Masciotta negli anni Sessanta. Ancora, in anni più recenti, venne ingaggiato il maestro polacco Egon Franke (nella foto), che diresse il settore fioretto fino al 2005.


Fin dagli anni 50 si cominciavano a vedere gli effetti della riorganizzazione del circolo, finalizzata a formare nuove forze giovanili. Anche la Federazione, in quel periodo, avvertiva la necessità di favorire un ricambio generazionale all'altezza della tradizione e cercava di fare del Gran Premio di Società il momento di fusione di tutti i campionati nazionali e di crescita delle migliori nuove leve del paese. In questo contesto di accesa e vivace competizione tra le varie società del paese, il Club Scherma Torino si affermava conquistando 11 scudetti tricolori e altrettanti Trofei "Nedo Nadi": un record impareggiabile ed un vero e proprio dominio dal 1957 al 1968, interrotto solo nel '59 dallo scontro tra il presidente Masciotta e il maestro Balogh, culminato dall'allontanamento di quest'ultimo.


Le Olimpiadi di Roma

Finalmente, dopo il fallito tentativo del 1908, Roma riusciva ad ospitare le Olimpiadi. Le pedane olimpiche del Palazzo dei Congressi all'Eur divengono così il palcoscenico dei grandi della scherma mondiale e delle loro imprese. Per Giuseppe Delfino, il campione per eccellenza del Club di Torino, che ha ormai 39 anni ed è sulla breccia da un decennio, quella di Roma è l'ultima possibilità per conquistare la medaglia d'oro nella spada individuale, dopo essersi piazzato secondo alle spalle di Pavesi a Melbourne '56 e, proprio a Roma, sale sul gradino più alto del podio sia nella spada individuale sia nella spada a squadre.


Oltre un secolo di storia

Il Club Scherma Torino tra gli allori può contare 27 medaglie olimpiche, 43 mondiali, 50 ori conquistati nei Campionati Italiani a squadre e 35 nei Campionati Italiani individuali. Il palmares vanta ben 8 titoli olimpici e 22 mondiali. Sulle sue pedane hanno gareggiato atleti del calibro di Giuseppe Delfino, che ha svolto anche un ruolo di Presidenza, di Giorgio Anglesio e di Cesare Salvadori e si sono forgiati molti azzurri quali Nicola Granieri, Mario Ravagnan, Roberto Chiari, Arturo Montorsi, Mario Vecchione, Carlo Calzia e Francesco Rossi, per citarne alcuni. In campo femminile spiccano, tra gli altri, i nomi di Vannetta Masciotta, Consolata Collino e Laura Chiesa.

Il Club Scherma Torino è annoverato tra le “Società Storiche Sportive Italiane”. Il 22 giugno 1967, il Club è stato insignito della Stella d'Oro al Merito Sportivo del Coni e il 17 dicembre 2008 del Collare d'Oro al Merito Sportivo, massima onorificenza del CONI. Dal dicembre 2006 il Club è stato designato dalla F.I.S. “Centro Federale di fioretto per il Nord Italia”; inoltre, per la prima volta, gli è stata affidata l'organizzazione di una tappa della “Gara Nazionale Master delle sei armi”, che i vertici del Circolo torinese hanno deciso di dedicare al loro Vicepresidente scomparso da pochi anni, Cav. Mario Ravagnan. Il Club subalpino è presieduto, dal 2003 ad oggi , dall'azzurro di sciabola Mario Vecchione, suo 15° presidente. Il Club Scherma Torino dedica la massima attenzione ai piccoli e giovani schermitori che dal 2003 ad oggi hanno calcato le pedane del Club in oltre 3.500 e nel vivaio sono cresciuti atleti che hanno rivestito la maglia azzurra rendendo onore alla Federazione, al nostro paese ed alla Città.